Risorse di Stocazzo

Il colloquio della settimana scorsa é andato bene, o questo deve aver pensato l’azienda, dato che mi han detto che sono interessati ad assumermi a partire da settembre.

Il lavoro, a pelle, non mi attira moltissimo. Attualmente lavoro come traduttrice, mentre li tornerei al magico mondo del costumer care. Nel passato sono stata in un servizio clienti per un paio di anni e mi é piaciuto più di quanto potessi pensare: tra colleghe ci si aiutava e si rideva tantissimo, le ore passavano in un batter d’occhio e i clienti, insulti a parte, portavano sempre una nota di colore.

Tuttavia, anche se ora lavoro in un posto più tossico di Chernobyl, godo di una serie di benefici ai quali temo di essermi abituata molto, tra i quali un eccellente stipendio e la possibilità di lavorare al PC senza interagire con altri esseri umani.

Certo, il prezzo che sto pagando per questi benefici sono altini:

  • Esaurimento nervoso a giorni alterni
  • Assenza di un contratto fisso dopo 4 fottuti anni
  • Dialoghi surreali avvenuti oggi con la risorsa disumana che afferma “tu vai tranquilla in ferie che qui hai un posto di lavoro… Ma preparati a qualsiasi evenienza!”
  • Riunioni altrettanto surreali con capi di sezione che ti chiedono a cosa ti dedichi perché “può darsi che ti mettano a lavorare per me”.

Eh beh, meno male che abbiamo le idee chiare, dopotutto le ferie iniziano tra una settimana e finiscono giusto a scadenza contratto quindi direi che tempo ne abbiamo a bizzeffe.

A parte l’idea di chiedere una indennizzazione all’attuale datore di lavoro per sottometermi a una chirurgia plastica per rimuovere la borsa scrotale che ho sviluppato nel corso di questi mesi, il piano, al momento, é questo:

  • Godermi il week-end perché non se ne può più di rovinarsi la vita con ‘sta storia
  • Vedere se il commercialista può risolvere alcuni dei miei dubbi amletici, uno dei quali é: ma se mi offrono un nuovo contratto meno vantaggioso e rifiuto ho diritto alla disoccupazione?
  • Ricordare che non esistono unicamente questi due lavori al mondo

Besos, Deli

News!

La scorsa settimana la sottoscritta ha finalmente ricevuto la prima dose del vaccino!

Non ho avuto alcun effetto collaterale a parte un leggero dolore al braccio sinistro. Bello, vero?

E invece no, perché per movimentare un po’ la situazione il mio corpo ha deciso di farmi venire il mestruo e di farmi uscire di nuovo una ciste all’inguine delle dimensioni di una noce.

Il venerdì offrivo uno spettacolo grottesco mentre mi trascinavo per il mondo con un braccio incancrenito, i crampi alla pancia e un bubbone purulento piazzato giusto in mezzo alle gambe.

Indomita, ho subito chiamato il mio medico di famiglia, un 86enne che odia la propria vita e il proprio lavoro e che mi ha prescritto per telefono un antibiotico che in quanto a effetti collaterali sta giusto sotto l’ingestione accidentale di acido muriatico.

“Eh, signorina, se le fa venire la diarrea vuol dire che funziona!”.

Seems legit.

Venerdì pomeriggio ho comunque invitato una amica a casa, pur rischiando di iniziare a espellere liquidi da ogni orifizio in qualsiasi momento.

Il week end, invece, l’ho trascorso agonizzando sul divano con dolori ovunque e la pressione bassissima.

Il fronte lavorativo continua ad essere un limbo. Human Resources tace nonostante la richiesta di informazioni inoltrata ieri e ormai manca pochissimo alla scadenza del contratto. Il prossimo lunedì sarà il penultimo e ogni volta che ci penso mi scandalizzo da sola all’idea che quel pezzo di merda imbustata di HR continui a mantenermi nel limbo.

Una novità, tuttavia, c’é: lunedì ho un colloquio! Ultimamente ho inviato alcune candidature, il più delle volte credendoci poco.

Le offerte in estate non sono moltissime, di solito, per cui pensavo di cercare a partire da settembre. Inoltre, dopo oltre un anno e mezzo lontana dalla mia famiglia non voglio rinunciare alle ferie di agosto, covid permettendo.

Fare un colloquio a luglio sapendo già di non poter iniziare a lavorare fino a settembre mi pareva un po’ azzardato e motivare il tutto con “non voglio rinunciare alle ferie” mi faceva temere di incasellarmi nello stereotipo del Millennial Choosy che non vuole lavorare in estate perché deve andare a Ibiza.

Tuttavia, vedendo un’offerta più o meno adatta al mio profilo e con poche persone iscritte ho deciso di buttarmi e – pur sapendo che fino a settembre non intendo iniziare a lavorare – mi han chiamata per un colloquio.

Ovviamente é solo un colloquio, non vuol dire nulla, ma dato che é da quando ho 18 anni che i telegiornali mi parlano di recessione, giovani disoccupati e crisi economica, questa cosa mi aiuta a vedere le cose con un po’ più d’ottimismo.

Besos, Deli

Tired

La spedizione dallo psicologo la settimana scorsa é stata al limite dell’assurdo. Avevo appuntamento alle sette e mezza e sono arrivata puntualissima, a costo di cancellare un appuntamento che avevo preso previamente con il veterinario per vaccinare i gattini.

Dopo aver trascorso circa mezzora in sala d’attesa con una tipa che poteva essere facilmente mia figlia che mi chiedeva a intervalli regolari il mio nome ho iniziato ad avere il cazzo girato e ho provato a chiedere spiegazioni.

A quel punto, forse per timore che me ne andassi e impazzissi o perché al posto mio vedevano una sagoma del dollaro, per guadagnare altro tempo mi han fatto sedere in una stanza di vetro con le porte aperte vicino alla quale transitava la qualunque, e la ragazzina in età prepuberale ha iniziato a pormi domande del tipo “cosa mi racconti di te?”.

Dopo 20 minuti buoni di autoanalisi davanti alla sbarbatella ecco che arriva lo psicologo che, nonostante l’immane ritardo, decide di inanellare varie battute sui suoi viaggi di gioventù in Italia che prontamente ho annotato nel mio quaderno intitolato ”Cose di cui non me ne fotte un cazzo”.

Finalmente vengo fatta entrare nell’ufficio, dove lo psicologo, nell’ordine:

  • Impiega 3/4 d’ora a scrivere il mio cognome
  • Mi fa vedere un video di YouTube
  • Risponde a una chiamata di una paziente (presumo) con problemi sentimentali e conclude la chiamata con “non so perché VOI donne *inserire luogo comune a piacimento*”
  • Fa l’occhiolino quando chiedo se posso pagare con carta di credito dicendo che preferisce i contanti

Sono uscita alle 10 e mezza, dopo ben 3 fottute ore, con un margine di un’ora e mezza per farmi la cena/il pranzo del giorno dopo. Adesso ho appuntamento venerdì, perché nonostante sia stata un’esperienza oscena sono incapace di dirlo in faccia al diretto interessato, un po’ come quando esci dal parrucchiere col taglio di Fantaghirò e ringrazi il parrucchiere prima di andare a casa a piangere.

L’idea é quella di chiamare e disdirla, anche se ammetto che il testo che lo psicologo mi ha lasciato in cui si parla di critica interiore é parecchio azzeccato per i miei problemi, ma che mi smerdo da sola lo so da un pezzo, il problema é capire come smettere di farlo!

Voi dareste una seconda opportunità allo psicologo dopo una prima esperienza cosí molesta? Let me know!

Litigata enorme con P. venerdì scorso perché non sono presente, mi faccio assorbire da ansie e paranoie assortite e un 50% della vita di coppia la passo imparanoiandomi. La litigata é stata sgradevole ma catartica e abbiamo passato un bel week end godendo della compagnia reciproca, come non succedeva da tempo.

La situazione lavorativa continua ad essere un lento ammosciamento di palle e io continuo a non sapere un cazzo. Domani chiamo un commercialista per chiedere consiglio qualora, invece di licenziarmi, decidessero di farmi un nuovo contratto a termine e pure peggio retribuito.

Il passo successivo sarà chiedere risposte che mai arriveranno al sacco di merda di Human Resources.

E poi niente, non mi abituo all’orario intensivo e mi sveglio sempre con gli occhi come due zampogne, ci sono 42-43 gradi e mi é appena venuto il mestruo con una settimana di anticipo, il che spiega le ventosità degli ultimi giorni e la stanchezza cronica.

Domani mi vaccino, finalmente. Un piccolo, grande traguardo!

Besos, Deli

Instability

La situazione prosegue più o meno uguale a prima.

Dopo oltre un mese di incertezze lavorative sono ancora qui a scaldare la sedia e nessuno si degna di dire nulla a me o ai colleghi.

Le due opzioni che paiono più probabili sono:

  • Licenziamento
  • Millesimo contratto a termine e con stipendio più basso

Entrambe le opzioni sono molto allettanti come vedete.

Per il resto mi trascino nell’afa estiva senza nessuna voglia di fare nulla e spaventata dal viaggio che mi attende ad agosto per tornare in Italia, perché amo la mia famiglia ma in questo momento ho tante di quelle ferite esposte che l’unico luogo in cui mi sento al sicuro é il mio minuscolo appartamento in cui posso mangiare gli avanzi della paella della domenica a mezzanotte senza essere giudicata da nessuno a parte me stessa (e tanto basta).

Paelle notturne a parte, però, ammetto di stare abbastanza bene.

Alla fine, si sa, ci si abitua a tutto, anche a pendere da un filo, e le ansie e le palpitazioni sono sparite da oltre una settimana lasciando posto a un discreto scazzo misto ad una rabbia malamente repressa.

Tuttavia oggi ho il primo appuntamento da uno psicologo. L’appuntamento l’ho preso dopo un week-end di pianti, mal di testa lancinanti e ansia dilagante, un week-end che pare essere successo decenni fa a una persona totalmente diversa dalla me attuale.

Insomma, non ho molta voglia di andare, oggi. Ma l’esperienza mi insegna che la dinamica é sempre la stessa: dramma, crisi esistenziale, disperazione, lenta ripresa e periodo di calma apparente. Quando sei disperata rivedi la te stessa di qualche giorno prima, calma e tranquilla, e ti sembra una demente, una povera illusa, e quando sei calma la versione isterica di te stessa ti sembra un incidente di percorso, un’anomalia che mai e poi mai potrebbe tornare a verificarsi.

Credo sia giunto il momento di mettere queste due parti di me a confronto e di cercare di ricavarne una persona che sia emotivamente stabile.

Besos, Deli

Du palle

Il mio destino lavorativo continua a dipendere da un filo e i tentativi di non pensarci falliscono miseramente quando, ahimé, sono costretta a stare per ore da sola a fissare il monitor senza un cazzo da fare tranne pensare al mio triste destino.

A volte riesco quasi a non pensarci, a prendere le congetture e le frustrazioni e a buttarle in un angolino remoto del mio cervello, ma puntualmente succede qualcosa che riporta tutto a galla.

Tipo riunioni in cui ti senti in dovere di fare la brillante, di venderti bene come se fosse un colloquio, quando in realtà l’unica cosa che ti senti in grado di fare é esclamare “fate un po’ il cazzo che volete” e andartene trascinando per terra il sacco scrotale che ti han fatto sviluppare a base di stronzate.

Insomma, una giornata di merda che viene a coronare oltre un mese di merda. Una giornata così dimmerda che nel giro di 8 ore son passata da “ah, figata! Oggi é già mercoledì, credevo fosse lunedì!” a “fanculo, come cazzo é possibile che domani sia solo giovedì?”.

Sono stanca.

La ricetta per la felicità

Caffelatte e biscotti al cioccolato mentre i gattini si rincorrono per il corridoio.

Un’ora di auto in compagnia di Barbero che parla di reti clandestine, anche se ormai conosco la lezione a memoria.

Il mio super lettino da spiaggia con le ruote e l’ombrellone sbilenco che temo sempre finisca conficcato nello sterno di qualche bagnante al primo colpo di vento.

Panino con mortazza e una birra fresca presa dal benzinaio.

Un libro di Elena Ferrante ancora da iniziare nell’e-book.

E poi sabbia, alghe, onde violente e il silenzio quasi irreale di questa spiaggia enorme e poco trafficata.

Dopo settimane di apatía, grattacapi, preoccupazioni, pianti, litigi e ore perse vedendo la tv senza aver voglia di fare nulla a parte lamentarmi, oggi, per la prima volta, i problemi tornano a essere un po’ meno spaventosi, dei fastidi quasi trascurabili, come un sassolino che scivola fuori dalla scarpa quando arrivi in spiaggia e finalmente rimani scalza.

Respiro a pieni polmoni nella speranza di portare un po’ di salsedine, sole e ottimismo con me in città.

buon week-end!

Bene ma non benissimo

Non é un gran bel momento, questo.

Al lavoro la situazione ha subito una svolta -manco a dirlo, in peggio- nelle ultime settimane, per motivi totalmente estranei alla sottoscritta e ai colleghi.

Per motivi di privacy non posso fornire dettagli ma forse é meglio così, dato che i tentativi di spiegare il teatro dell’assurdo in cui lavoro a, per esempio, mia sorella e i miei genitori, si sono rivelati inutili e persino frustranti.

Solo P. e la mia migliore amica conoscono i dettagli del manicomio in cui lavoro e capiscono (più o meno, perché a essere onesti ci sono dei retroscena che non capisco manco io) l’assurda situazione in cui mi trovo.

Ma diamo un taglio alle ciance, che quelli che scrivono blog criptici in cui non si capisce una sega mi irritano almeno quanto gli stronzi che lanciano frecciatine su Facebook, e andiamo al sodo. Nel corso delle ultime settimane, Deli ha esperito quanto segue:

  • riunione di emergenza in cui si scopre che il capo evanescente non é più il capo.
  • scoperta di inquietanti novità da fonti extra-ufficiali sul capo evanescente.
  • varie ore di macero e di elaborazione di teorie bislacche con i colleghi.
  • conferma del fatto che, una volta silurato il capo, la seguente cosa da silurare é il nostro ufficio.
  • riunione mattutina con gente sconosciuta.
  • tentativo (fallito) di spiegare ai miei familiari la situazione, seguito da rassicurazioni basate sul nulla condite da “allora, ci sono novità?”.
  • colloquio per “trasmettere un messaggio di calma” con la Santa Inquisizione un cui ti viene detto “il tuo lavoro pende da un filo ma tu stai tranqui funky” e, successivamente, ti viene puntata una luce in viso e ti vengono poste delle domande manco fossi l’ex segretaria di Vito Corleone.
  • giusto per rendere il tutto più emozionante aggiungiamo un bel raffreddore che mi ha trasformata in una repellente fabbrica di muco che si sfonda di pastiglie alla liquerizia e di spray nasale.

Dopo questa meravigliosa trafila di eventi non stupisce il fatto che mi trovi, ora, a mezzogiorno mezzo di una domenica di sole, spaparanzata a letto col trucco sfatto di ieri, ad amareggiarmi pensando alla nuova settimana che incombe e alle riunioni del cazzo che mi toccherà fare per cercare di impressionare persone che alla fine decideranno se rinnovare il mio contratto o meno in base all’oroscopo del giorno.

Verrebbe voglia di non provarci neanche, non fosse che la disoccupazione fa paura e le offerte su infojobs fanno cagare a spruzzo.

Insomma, vorrei sfanculare tutto, ma sono troppo povera per essere coerente.

In tutto questo, ammetto che cerco di non essere troppo severa con me stessa, ma una vocina mi dice che dovrei impedire che questa assurda e sgradevole situazione diventi una scusa per convertirmi in una larva umana.

Sarebbe drammatico se non fosse ridicolo

La situazione lavorativa della sottoscritta -dopo oltre un anno di stallo ed incertezze assortite- é diventata direttamente una barzelletta.

Ce ne sarebbero da raccontare, tutte cose esilaranti e al contempo deprimenti, ma la discrezione, si sa, é importante. Vi basti sapere che il mio contratto a tempo determinato si tiene in piedi con lo sputo e che mi aspettano altri due mesi di incertezze e di lunghe ore davanti al pc senza una sega da fare. A meno che qualcuno ai piani alti decida di farla finita subito.

Poi c’é una probabilità dello 0.00001% che mi rinnovino e condivida l’ufficio con Hannibal Lecter, Jack lo Squartatore e Barbara Durso, che mi direte voi qual é la prospettiva più promettente.

E niente, tocca aspettare, star qui a fare la muffa e pensare ad altro.

A questo punto direi che l’ausilio di un professionista é la miglior decisione che possa prendere!

Ehm

Urge che recuperi la volontà e la voglia di fare, ma più ci provo meno riesco nel mio proposito. Anzi, mi faccio venire pure l’ansia per le cose che dovrei fare e non sto facendo, alimentando un vortice senza sosta di sensi di colpa e inadeguatezza.

Non c’é che dire, proprio un bel vivere!

Riassumendo, ho trascorso l’ultimo week end, atteso manco aspettassi la venuta di Cristo, tra letto e divano, con la tv costantemente accesa e mangiando panini di soppressata e formaggio fuso un orari improbabili, accompagnati da tazzoni di latte e cacao.

I motivi di questo decadimento fisico-psicologico potrebbero essere molteplici e la maggior parte di essi é da rintracciare nella mia testa, che ancora una volta ha deciso di focalizzarsi sui 1001 motivi per i quali sono una persona di merda che non si merita un cazzo e che nella vita ha sbagliato tutto.

Bello, vero?

E niente, volevo continuare il post con la lista di cosa da fare, perché magari scrivendole qui mi scoccia un po’ di più non portarne a termine neanche una, ma leggo e rileggo la frase che ho scritto nel paragrafo precedente e penso che essere produttivi é giusto e importante, per carità, ma forse é meglio che prima vada da un professionista che mi aiuti a tenere a bada quella vocina che da dentro mi demolisce e mi umilia costantemente, ché mi pare evidente che da sola non mi riesce di metterla a tacere.

Besos, Deli

Locura

Alla fine é successo.

Sono andata al lavoro e sono tornata a casa con un mini gatto randagio di sesso ambiguo (sono stata un due cliniche veterinarie, in una dicono che é maschio e nell’altra che é femmina) di circa due mesi.

Già prima la casa sembrava la Berlino della Guerra Fredda: Berlino Ovest per il gatto, Berlino est per il cane, anche se il gatto poteva agevolmente scavalcare il muro. Non che cane e gatto non vadano d’accordo, diciamo che si tollerano, ma bisogna evitare che il cane mangi il cibo del gatto.

Ora abbiamo anche un lazzaretto per il mini gatto, in quarantena in attesa dei test per verificare se é portatore di qualche vairus.

La quarantena a casa mia non finisce mai, insomma.

Ho già detto che il mio appartamento é di circa 50 metri quadrati?

Ecco.

Ho decisamente un problema.

Adieu.