Sociopatia portami via

Torno nuovamente dopo un’assenza relativamente lunga con i miei sfavillanti aggiornamenti.

Intanto, nel corso di questi ultimi mesi, oltre ad un bel viaggio in Italia sono stata – finalmente e dopo anni che non accadeva – in vancanza col mio fidanzato all’estero (sì, tecnicamente all’estero ci vivo, ma ormai la Spagna non la percepisco più come un luogo esotico. Dopo 7 anni di vita qui ha lo stesso livello di straniamento culturale che può avere Agrate Brianza).

Ci siamo divertiti un sacco, abbiamo tentato di comunicare in lingue diverse e abbiamo macinato kilometri di strada. Io indossavo delle all stars e dei calzini sottili, quindi avevo le scintille nei piedi praticamente, ma è stato comunque tutto fantastico.

Per il resto, la vita scorre piuttosto tranquilla e – diciamocelo – un pochino piatta.

Il brivido di eccitazione (o – volendo essere realisti – di paura folle e puro terrore) che più mi affligge ultimamente è quello relativo alla scadenza del periodo di prova al lavoro. Tra una settimana circa, infatti, scade. Mi trovo bene, il lavoro non mi dispiace e l’ambiente lavorativo è ottimo, ma avendo presenziato al licenziamento di un persona a cui scadeva il periodo di prova il giorno stesso della scadenza e quando mi avevano assunto da poco meno di un mese ho una certa dose di scetticismo.

Ci si può fare qualcosa? No. L’unica è aspettare e sarà quel che sarà.

Ora, non so se sia per via dell’ansia per il lavoro, della stanchezza indotta dalle temperature africane o della possibilità di lavorare in modalità smart, ma mi sto lentamente ed inesorabilmente convertendo in un licantropo.

In pratica non esco di casa (ad eccezione dei caffè pomeridiani con Ali) da una settimana. L’idea di andare al supermercato mi risulta ripugnante, per cui da quando P. è partito per tornare al lavoro ed ho finito le scorte di insalata mi sono buttata a cozza su panini con tonno, maionese e senape, menù di burger king consegnati a domicilio sebbene viva a 200 metri di distanza, borse di patatine fritte comprate compulsivamente alle 10 di sera dal cinese sotto casa e altre aberrazioni.

Le sessioni di aerobica, mantenute a fatica tra gennaio e luglio, sono state tragicamente abbandonate nell’ultimo mese insieme alle camminate lungo il fiume (che mi sono tornate alla mente mentre mi trascinavo lungo il Danubio con i piedi demoliti).

Mi aggiro per casa con i capelli (lerci) e raccolti malamente, con i piedi scalzi e coperti di pelo di gatto e lerciume. Non vado in ufficio da un tempo immemore. Alla fine vince sempre il desiderio di posticipare di un’oretta la sveglia, risparmiandosi il tempo di vertirsi, pettinarsi, docciarsi. Peccato che così finisco col ridurmi in una larva appiccicosa e – giorno dopo giorno – la voglia di uscire di casa decresce ulteriormente.

In tutto ciò, domani incombe un’uscita con i colleghi per cena. E, sebbene siano tutti carinissimi e simpatici, l’idea di uscire di casa (di sera, poi! Quale oltraggio!) mi devasta animicamente e fisicamente.

Oggi, inoltre, ho appuntamento in un centro di medicina estetica. Sì, perchè ho dato inizio a questo mese di spese folli (ferie, cene d’asporto, ecc.) sottoponendomi a un rinofiller in una clinica estetica. Ho speso una fortuna, ma mi sono trovata abbastanza bene. Mi ero già sottoposta a questo trattamento. Dovete sapere che ho il naso aquilino, piuttosto importante, e mi sono sempre fatta mille complessi in merito (e non mi sono state certo risparmiate le prese in giro). Tuttavia, l’idea di farmi piallare la faccia da un chirurgo estetico e di ritrovarmi con un naso che non mi convince mi spaventa troppo, ergo ho trovato questa “alternativa”. Consiste nel farsi iniettare acido ialuronico, che basicamente non riduce le dimensioni del naso ma ne migliora le proporzioni riempiendo zone “depresse” (per esempio sopra la gobbetta) o permette di alzare un po’ una punta cadente.

Ho provato il trattamento in varie cliniche, ma solo una volta il risultato mi ha soddisfatto (è reversibile, e nessuno è mai riuscito a replicare quel risultato, neanche lo stesso medico che me l’aveva fatto). Dopo aver titubato a lungo, ho trovato una clinica qui, piuttosto cara, ma le foto su instagram promettevano e in effetti la dottoressa è stata attenta e il risultato è stato molto migliore del solito. Oggi ho la visita di “controllo”, perchè l’acido deve assestarsi un po’ e spesso il mese dopo va fatto un ritocco.

L’intervento non è invasivo, si tratta solo di iniezioni, ma essendo una zona delicata a volte escono lividi o arrossamenti importanti. Insomma, corro il rischio di dover uscire a cena domani sera col naso da pugile.

Che poi, a dirla tutta, mica sono obbligata ad andare a cena. Potrei benissimo accampare una scusa e stare a casa, cosa che peraltro faccio spesso.

Solo che.

Esco ogni giorni con Ali, certo, ho un fidanzato col quale convivo e delle amiche fidate in Italia. Ho un’altra amica di vecchia data qui, che però si è trasferita e che probabilmente vedrò una volta ogni 6 mesi a dir tanto.

Insomma, non è che il mio circolo sociale sia troppo esteso, diciamocelo. Perchè uscire con gente nuova mi stressa, mi sento giudicata, a disagio, mi fa male la faccia per le risate forzate, torno a casa esausta e col desiderio di stare sola, in silenzio, nella pace di casa mia. Uscire con gente (soprattutto in gruppo, con varie persone alla volta) per me è uno sforzo quasi fisico.

Però, non è che esistano molti altri modi di creare dei rapporti, ecco. Quindi forse sarebbe il caso di sforzarsi un po’.

Any other sociopath is reading this?

Besos, Deli

viaggi della speranza

Sono approdata ieri in terre italiche dopo un viaggio di circa 7 ore.

Sebbene sia stato lungo é filato tutto liscio come l’olio: sono scesa dall’aereo, sono salita immediatamente sul bus e da li ho preso quasi subito il treno. Tutto puntuale e nessuna lunga attesa.

Purtroppo giusto due giorni prima, forse per lo stress, mi era uscita una ciste in un’area parecchio delicata, e i sedili in legno di faggio dell’aereo non hanno aiutato granché a ridurre l’infiammazione.

In pratica sono arrivata a casa zoppa, con le scintille tra le gambe a ogni passo.

Grazie al cielo -ma soprattutto grazie ai farmaci da banco- sono riuscita ugualmente a cenare fuori e a passare una bella serata, culminata con l’esplosione della palla purulenta con relativo schifo e sollievo.

Questo mio rientro in Italia é stato un po’ improvvisato: Ho trovato un volo un po’meno caro rispetto agli altri voli di agosto e ho preso il volo neanche due settimane fa. Son pure riuscita a farmi dare un paio di giorni liberi extra, e per i restanti lavoro in remoto.

Ho trasportato il portatile del lavoro manco avessi una valigetta con organi per trapianti ma viaggiare senza scontare ferie non ha prezzo 🙂

Per quanto riguarda la situa in generale, le cose van cosí:

  • La famiglia di P. sta attraversando l’ennesima crisi. Tutti i suoi parenti più prossimi hanno l’abilitá di prendere le decisioni più degne e meritorie del mongolino d’oro in ogni ambito della vita, ignorando qualsiasi consiglio sensato. Poi succedono i casini e chiamano lui per risolvere la matassa, facendo leva sui sensi di colpa. Sono piuttosto furente, ma l’essere in viaggio mi sta aiutando a staccare.
  • Tra un mese circa scade il periodo di prova al lavoro. Dita incrociate, mi trovo bene e spero mi tengano.
  • Ho già detto che mi piace un botto il lavoro? Tra le altre cose ho tantissimi giorni liberi extra, colleghi adorabili e un botto di giorni di smartworking.
  • Ho smesso di fare aerobica da un botto 😦 il caldo afoso e la pigrizia generale hanno avuto la meglio, ma spero di riprendere prossimamente, magari approfittando del clima più decente che c’é qui.

Besos! Deli 🙂

Summer

Spronata da un commento al mio ultimo post, ho pensato di tornare su questi lidi e di raccontare le -scarse- novità degli ultimi mesi.

Sono ormai quasi alla fine del quarto mese del periodo di prova al lavoro. Nonostante le occasionali paranoie e la presenza di una collega amante del drama devo dire che mi trovo bene e spero di ottenere il famoso contratto indefinito a fine settembre.

La possibilità di lavorare da casa per x giorni all’anno é una delle cose migliori e apre un ventaglio di possibilità infinito. Per ora ho usato i giorni di smartworking principalmente per quelle giornate in cui mettere la sveglia alle 7.50 anziché alle 6:30 fa la differenza, ma mi auguro di poter usarli anche ad agosto per tornare in Italia (dipende in parte dalla possibilità di trovare una baby sitter per i miei gattini).

In Italia, comunque, ci sono già stata a giugno per le ferie. É stato bellissimo, sono stata molto con la nipotina e con le mie amiche. Purtroppo, però, ho anche preso il covid e l’ho involontariamente attaccato si miei genitori e a un paio di amiche.

Ora stanno tutti bene, grazie a dio. I sintomi erano più o meno quelli di un raffreddore. Ciò significa, tuttavia, che al rientro in Spagna ho passato una settimana quasi reclusa in camera da letto per non contagiare P., mentre la casa -già provata da una settimana in cui l’unico addetto a fare la massaia era P.- sprofondava nello schifo e nel lerciume più totale.

Anyway, sono trascorse varie settimane, ora la casa é pulita e ordinata ed io finalmente mi sono liberata della congestione e dell’eterna spossatezza.

Progetto qualche viaggetto per i prossimi mesi, baby sitter felina permettendo, e cerco di riprendere le buone abitudini.

Da due giorni ho ripreso a fare aeróbica, dopo averla abbandonata per quasi un mese a causa del mix covid e temperature oltre i 45°.

Ho iniziato a leggere Guerra e Pace perché sí e navigo nel mare delle sue mille pagine con la tigna di chi sa che arrivera alla fine.

E venerdì torno dalla psicologa dopo oltre un mese di pausa causa di orari incompatibili e dichiarazioni dei redditi in cui ti tocca pagare manco fossi la propietaria della Fiat.

Insomma, sto bene 🙂

e voi?

Update

Ma davvero siamo già a metà aprile?

Come avrete avuto modo di notare, ho pochissima voglia di scrivere ultimamente, ma mi andava comunque di lasciare traccia di quanto avvenuto ultimamente.

Da circa un mese ho trovato un nuovo impiego 🙂

Mi piace? Abbastanza, ancora non posso dirlo con piena certezza.

Aspetti negativi? Gli orari sono bruttarelli e il periodo di prova é di ben 6 mesi.

Aspetti positivi? Possibilità di smartworking per vari mesi all’anno, il che significa che oltre alle ferie potrei usare anche lo smartworking per tornare in Italia o per viaggiare in generale, e un ambiente di lavoro che pare ideale. “Pare”… perché non si sa mai, é ancora presto e le apparenze ingannano, ma per il momento sono tutti carinissimi, c’é una grande cooperazione tra colleghi e si ride un sacco 😀

Dei mesi di disoccupazione mi porto dietro qualche buona abitudine, per esempio l’aerobica (che continuo a fare e mi fa sentire bene, anche se non riesco più a praticarla ogni giorno), la terapia dalla psicologa (anche quella, però, diluita per incompatibilità di orario) e il corso di portoghese su duolingo.

Altre cose belle: sono venute due amiche a trovarmi e abbiamo passato qualche giornata tra cibo, passeggiate e risate, nonostante io avessi un malessere mestruale tremendo.

É stato fisicamente difficile perché avevo dolori ovunque ed ero in piena paranoia da seconda settimana in un lavoro nuovo, però é stato bello chiacchierare fino a tarda notte sul divano letto, con i gattini appallottolati tra le lenzuola.

E niente, il post l’ho iniziato giovedì mentre ero al lavoro e sembrava essere una giornata tranquilla. Successivamente é capitato di tutto e sono stata inghiottita dalle richieste insieme si colleghi, ma questo post mi andava comunque di finirlo. Quindi approffitto di questa mattina soleggiata e libera in cui conto di finire di riordinare casa, fare aerobica e magari uscire a camminare al sole per lasciare una traccia del mio passaggio.

Voi come state?

Besos, Deli

Chi non muore si rivede!

Riemergo dalla melma per un breve aggiornamento sconclusionato.

Come indicavo nell’ultimo post, verso fine novembre ho perso il lavoro, cacciata poco prima della fine del periodo di prova perché non ho retto la pressione data dai seguenti fattori: capa stronza figlia di papá che ti tratta di merda, carico di lavoro eccessivo che comportava una media di 7 ore extra (non retribuite) di lavoro ogni settimana, illogica pretesa di farti prelevare anche il sangue dalle vene per aiutare il collega assunto a tempo a te e totalmente rincoglionito anche se, quando nella merda ci stai tu, la reazione generale di quasi tutti gli altri colleghi é “stacce”.

Insomma, non ce la facevo proprio più, ormai la sera piangevo prima di andare a dormire, pensando ai vagoni di merda che avrei dovuto spalare il giorno successivo e nella consapevolezza di non poter lasciare il lavoro senza rimanere priva di qualsivoglia entrata fissa.

Insomma, in un certo senso non é stato neanche tanto male il licenziamento.

Certo, mi ha demolito l’autostima e mi ha fatto provare un senso di ingiustizia enorme il fatto che una pallona gonfiata che passava in ufficio una media di 10 minuti a settimana avesse decretato che io, che ho portato avanti progetti complicatissimi quasi da sola pur avendo zero esperienza, fossi meno degna di continuare a lavorare di quanto non lo fosse l’altro tizio assunto a tempo a me che passava le giornata ad ‘annoiarsi’ (parole sue) e, pensa un po’, é stato l’unico a poter perdere tempo compilando un Excel utile quanto il cinese dei Black Eyed Peas richiesto dalla suddetta pallona gonfiata.

Non so se si nota ma ho ancora un po’ il dente avvelenato, giusto un pizzico eh.

Ad ogni modo, dal licenziamento sono passati due mesi, periodo di tempo in cui sono stata in Italia con P. ed ho passato momenti bellissimi con la mia famiglia, nonostante le mie paranoie pre-partenza.

In questi due mesi ho anche inviato molti CV e fatto svariati colloqui, trovandomi di fronte alle seguenti situazioni:

  • Lavoro 100% in remoto che richiedeva, pero, abilità informatiche che non ho. Arrivata a un passo dall’assunzione sono stata scartata in favore di un altro candidato.
  • Colloquio farlocco per una azienda situata un culo ai lupi e che offre stipendi da fame.
  • Colloquio fissato ieri pomeriggio e annullato dall’azienda stamattina due ore prima dell’orario previsto, senza stabilire una nuova data.
  • Straziante colloquio online della durata di un’ora con formulario psicologico annesso per un posto di lavoro che non mi ispira manco per il cazzo ma con azienda apparentemente seria. Problema: stanno in Culonia e dovrei trasferirmi. Insomma, vivo nel terrore che mi chiamino perché a quel punto dovrei a) accettare e sradicare tutta la mia vita, again oppure b) rinunciare a un’offerta di lavoro e conseguentemente pentirmene e morire di fame e stenti.
  • Colloquio scemo in azienda locale che “non cerchiamo per coprire un posto di lavoro specifico, vogliamo vedere un po’ le caratteristiche dei candidati e vedere se possiamo inserirli in progetti futuro”. Ma che cazzo vuol dire, balengo? Se volete conoscere gente nuova andate su Tinder, non su InfoJobs.
  • Colloquio telefonico inutile e deprimente per contratto di lavoro di un mese con inizio a metà dicembre.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, almeno qualche stronzo mi chiama. Anni fa P. cercava lavoro e non lo chiamava nessuno mai, per mesi. Ovviamente era caduto in depresiones, e P. é decisamente più forte e resiliente di quanto lo sia io, quindi io probabilmente mi getterei da una torre tipo Tommen.

Insomma, meglio così, meglio che mi chiamino, anche se questo dà luogo a pensieri contraddittori del tipo “certo che non è male avere tempo per fare sport e leggere, se ora mi assumono addio libertà e si torna a essere schiavi dell’orologio e della sveglia. ‘Fanculo, sono una fallita, nessuno mi assume e invece di fare sport e leggere ho passato la giornata a vedere The Crown e a sfondarmi di patate fritte. Si cosa? Io mi trasferisco! Bisogna rischiare nella vita, il cambiamento é inevitable! Già, bella roba ritrovarmi di nuovo sola, senza neanche una amica con cui bere un caffe nel pomeriggio e ridere delle mie disgrazie. La verita é che dovrei viaggiare… Quando mi ricapiterà di avere tanto tempo libero? Certo, con la sfiga che ho di sicuro mi chiamano per un colloquio proprio mentre sono all’estero.”

Mi fermo qui per decenza, ma potrei andare avanti per ore.

Mi rendo conto che la chiave sta nel vedere i lati positivi delle cose e non solo quelli negativi e nel godersi il presente, sia quale sia, invece di desiderare altro e poi trovarsi a rimpiangere quel che avevamo prima sempre e solo a posteriori.

So che devo lavorare su questo e smetterla di ossessionarmi tanto con il futuro ed il passato, attivita peraltro inutilissima. La psicologa me lo ripete sempre e mi dice che certi meccanismi mentali non possono cambiare dall’oggi al domani e che bisogna lavorarci su poco a poco.

Ed é quello che intendo fare in quel che rimane di questa giornata.

Besos

Limbo

É da tempo che non scrivo, non so neanche io bene perché.

É un brutto momento.

Circa un mese fa sono stata licenziata e sono in disoccupazione.

Mi sento affranta, stanca, svuotata e piena di ferite esposte.

Non sto così tutti i giorni ma spesso e il mese previo alla perdita del lavoro è stato anche peggio.

Mi sento sospesa, come se fossi un palloncino che rimane ancorato a terra solo perchè è attaccato a un filo.

Il mondo continua a girare come una giostra e io lo osservo dalla finestra e sento solo nausea e mal di mare.

Mi nascondo dalle chiacchiere e dalle parole, mi nascondo un po’ da tutti, tranne da amiche selezionatissime e dal mio P., che nonostrante tutto mi sopporta sempre.

Non importa quanto diventi irritabile, irragionevole, francamente insopportabile. É proprio quando tocco il fondo, soprattutto quando tocco il fondo, che mi prende per mano e mi ricorda che lui è lì con me e mi ama.

Mi sento fortunata per avere accanto una persona che mi ama così tanto, più e meglio di quanto sappia farlo io, e mi terrorizza aggrapparmi così tanto a lui, io che ho sempre amato l’immagine indipendente di me stessa che ho creato nella mia testa, che poi nulla ha a che vedere con la realtà.

Insomma, sono un casino.

Da un paio di mesi vado da una psicologa, che si spera mi aiuti a tirare fuori i piedi da questa melma limacciosa che mi paralizza da anni e che negli ultimi mesi è diventata cemento.

Per ora vi lascio così.

Besos, Deli

É davvero da tanto che non scrivo.

Le cose vanno bene, piuttosto bene. Il primo mese al lavoro nuovo é stato duro e ho avuto una piccola crisi la prima settimana in cui mi hanno lasciata sola davanti al PC senza alcuna supervisione.

Non ero più abituata a dei ritmi di lavoro normali, al fatto di avere responsabilità, a interagire con dei clienti. In più i miei erano appena venuti a trovarmi e, anche se li adoro e quando vengono a vedermi é sempre una gioia, é anche molto stressante.

Giustamente vogliono fare un po’ di turismo quando vengono qui, che in questo caso significa stare in movimento durante tutto il week end, una cosa a cui non sono abituata in generale, figuriamoci all’inizio di un nuovo lavoro, quando il sabato voglio solo buttarmi nell’immondizia.

Poi ci sono le discussioni tra i miei, che non si mettono mai d’accordo su cosa fare, e le ricerche disperate di ristoranti spagnoli che servano cena e pranzo ad un’ora accettabile per i loro canoni (impossibile).

Livelli di stress estremi a parte al lavoro mi trovo bene. Inizio a muovermi con più tranquillità e a sapere più o meno come gestire le cose. Lo stipendio é leggermente superiore di quanto pensassi, la gente é simpatica e non mi annoio mai.

Certo, in giornate come oggi, alla vigilia dell’inizio di una nuova settimana, mi prende quella nostalgia mista a tristezza tipica delle domeniche ai tempi della scuola e mi sento in ansia all’idea di iniziare una nuova settimana di lavoro e iperattività.

Ma poi la settimana inizia e passa in un lampo. Dopo tanto ho mille cose da fare e la giornata lavorativa dura 10 minuti. E sto bene, mi sento bene!

Nel frattempo, nell’incubo Hitchcockiano in cui lavoravo prima continuano a comportarsi da bastardi e un ex collega cacciato a pedate senza molte cerimonie dopo 7 anni di lavoro mi ha chiesto di aiutarlo perché vuole andare in tribunale a reclamare quel che é suo e ha bisogno di testimoni.

Non so ancora se accettare o meno, il mio desiderio di tranquillità si scontra con la voglia di seppellire quei maledetti sotto una valanga di merda.

Non so se si nota ma non sono troppo ispirata stamani, ma ci tenevo a dare un piccolo segnale di vita 🙂

Besos, Deli

I am still alive

Torno a farmi sentire dopo un’assenza lunghissima da questi schermi per dichiarare che sono sopravvissuta a questo intenso mese d’agosto.

Ci eravamo lasciati a inizio agosto, due settimane prima della mia partenza per le vacanze in Italia, in piena crisi lavorativa post-licenziamento.

I primi 15 giorni di agosto sono stati turbolenti dal punto di vista emotivo. Mi era stato appena detto che non mi avrebbero rinnovato il contratto di lavoro e stavo tentando di capire se l’altra azienda in cui avevo fatto un colloquio a luglio mi avrebbe assunta a partire da settembre con uno stipendio migliore.

Ma non anticipiamo i fatti.

Nei primi quindici giorni di agosto ero in crisi nera, l’azienda non mi diceva nulla ed ero stressata all’idea del viaggio in Italia, sia per l’altalena emotiva che comporta tornare a casa che per le varie scartoffie covid (quest’ultima ansia é stata amplificata a dismisura dall’ex-collega sopranniminato ansiogeno che, in procinto anche lui di tornare in Italia, malinterpretava tutte le indicazioni sanitarie facendomi dubitare di me stessa e inducendomi a credere di dover fare mille tamponi).

Sono sopravvissuta trascinandomi in spiaggia quando le paranoie prendevano il sopravvento e usando Netflix per una media di 10 ore al giorno).

Il rientro in Italia, invece, alla fine, é stato bellissimo. Ho passato momenti stupendi con la mia nipotina, godendomi le sue risate infantili e i mille abbracci e temendo l’arrivo della temutissima adolescenza che ormai é alle porte. La prossima volta che tornerò é facile che sia già fidanzata. Lì saprò definitivamente di essere vecchia.

Sono uscita con mio padre per le passeggiate serali nei campi, ho cucinato con mia mamma, ho riso a crepapelle con Ju, Debbi e Michi circondata da gattini e musica, ho cenato pizza (deliziosa pizza italiana!) a casa di mia sorella, ho fatto le 5 del mattino a chiacchierare con Debbi sul terrazzo di casa sua, ho rivisto l’amico d’oltremanica e ho persino rivisto Valentina dopo secoli di silenzio, scoprendo che anche se si preme il tasto ‘pausa’ le amicizie vere restano sempre lì, piene di affinità e risate.

Sono stata felice.

Così felice che per la prima volta in 6 anni da expat ho pensato, forse per la prima volta, di voler tornare. L’idea di tornare a un futuro incerto ha sicuramente influito nel desiderio di voler tornare indietro. Chissà, forse un giorno…

Ora, però, sono passate due settimane, e sono reduce dalla mia prima settimana in un lavoro nuovo.

Ebbene sí, l’azienda mi ha assunta, anche se lo stipendio rimane quello indicato al colloquio (buono, ma non quanto il vecchio).

E niente, la scorsa settimana ero (manco a dirlo) super in ansia ma nel week-end mi son fatta forza e ho preparato tutto per iniziare col piede giusto: cibo in quantità da portare al lavoro per pranzare fuori, casa ordinata per riordinare la mente, macchina lavata per far buona impressione e un outfit preparato per ogni giorno per evitare crisi esistenziali mattutine davanti al guardaroba.

E ragazzi, per ora, come recita il titolo, sono ancora viva!

Sono ancora spaesatissima, ovviamente, e conosco solo una manciata di colleghi. Il lavoro sembra interessante. Il carico di lavoro é grande e i ritmi sono acceleratissimi, il che é un cambiamento rispetto al lavoro precedente, in cui passavo ore fissando il monitor con occhio vitreo senza nulla da fare.

Potrebbe essere un bene o un male. L’assenza di cose da fare distrugge l’anima e rende la giornata lavorativa eterna. L’eccesso, però, può essere ugualmente devastante.

Bisognerà attendere e vedere come va.

Besos, Deli!

Annaspando

Lunedì ho scritto una mail all’azienda per la quale ho fatto un colloquio alcune settimane fa e che sembrava interessata a me dicendo che ero interessata al lavoro e chiedendo se era possibile aumentare lo stipendio.

Ieri, dopo una mattinata di controlli compulsivi de infruttuosi alla mail, esasperata dai miei stessi pensieri e dalle solite ansie, ho preso lo zaino e l’asciugamano e sono partita per il mare con un libro di 1000 pagine che inizio ed abbandono ogni anno.

É stato meglio che rimanere chiusa in casa, ma verso le 5 e mezza non ce l’ho fatta più e ho deciso di telefonare. L’incertezza é la cosa che tollero meno in questo momento.

Purtroppo la telefonata si é rivelata inutile perché la tipa di HR con cui ero in contatto é in ferie e il tizio che mi ha risposto non sapeva manco chi fossi. Mi é stato detto che avrebbero passato una nota al servizio di ricerca personale e che mi avrebbero fatto sapere qualcosa ieri o oggi.

Manco a dirlo, ieri non ho saputo nulla, quindi mi attende un’altra giornata di attesa, anche se sono già persuasa del fatto che abbiano assunto un’altra persona e che non riceverò alcuna chiamata oggi.

In tutto ciò, ho commesso un errore da dilettante e ho reso la mia famiglia partecipe di tutto questo, cosí ora il carico di ansie e giudizi é centuplicato. Tra due settimane tornerò in Italia dopo quasi due anni, e mi vergogno ad ammetterlo ma sono spaventata.

Sono tornata centinaia di volte avendo un buon lavoro, una stabilità, una vita niente male, e nel giro di una settimana mi ritrovavo comunque col culo per terra, trattata (pur involuntariamente) come una bambina irresponsabile, inaffidabile, che non sa niente della vita.

L’idea di rientrare con tutte queste ferite aperte mi terrorizza, sinceramente.

P. é fuori per lavoro, e anche se all’inizio ero sollevata all’idea di rimanere sola con la mia centrifuga di pensieri confusi, ora ne sento la mancanza. Trascorro gran parte delle giornate sola, pur avendo la possibilità di vedere o sentire amici.

Mi sento esposa, sopraffatta, impreparata ad affrontare il mondo, desiderosa di rimettere ordine nella mia testa prima di espormi nuovamente al caos che mi attende fuori.

Fired

Venerdì, a tre ore dall’inizio delle ferie, un paio di colleghi ed io abbiamo ricevuto una mail: siamo spiacenti di comunicarti che dopo 3 anni e mezzo di contratti a progetto abbiamo deciso di non rinnovarti proprio ora che ti spettava l’indefinito. Ci spiace non avertelo detto chiaramente due mesi fa, tre settimane fa, due giorni fa quando hai chiesto se avevamo preso una decisione. Ci sembrava più dignitoso avvisarti l’ultimo giorno con una mail vigliacca. Cordiali saluti.

E cosí finisce la mia esperienza lavorativa più assurda e strampalata di sempre.

Ora ho due opzioni: disoccupazione per qualche mese o iniziare con un lavoro nuovo a settembre.

C’é chi mi dice di prendermi qualche mese di riposo per viaggiare, riposare, disporre del mio tempo. C’é chi mi dice di buttarmi sulla nuova offerta di lavoro ricevuta che c’é sempre tempo per stare fermi.

E poi ci sono io, che negli ultimi 3 giorni mi sono scorticata le dita delle mani fino a farle sanguinare mentre l’indecisione mi dilaniava.

Poi oggi, verso le 5 del pomeriggio, stufa di soffrire e frustrata dinnanzi alla mia evidente incapacità di scegliere tra:

a) un lavoro nuovo che potrebbe piacermi o che potrei odiare, ma che mi permetterebbe di affermare “da quando mi sono laureata non ho mai passato un giorno senza lavorare”;

b) la possibilità di passare qualche mese come padrona assoluta del mio tempo, senza l’attesa spasmodica dei week end o la conta dei giorni di ferie;

ho creato un’opzione c) scrivere all’anzienda (che per quanto ne so potrebbe anche aver assunto un’altra persona, anche perché ho trovato una loro mail di oltre una settimana fa che non avevo visto e alla quale non avevo risposto) e dire “hey, se vi garba ancora il mio profilo io sono interessata al lavoro, ma che ne dite di aumentarmi lo stipendio iniziale di 150-200 euro?”.

E niente, inizialmente mi sono sentita sollevata, é un modo per ricevere uno stimolo che mi aiuti a decidere, in un senso o nell’altro. L’idea é stata avallata dalla mia amica dei caffé pomeridiani e da P., mentre mio padre si é mostrato scettico e più propenso all’idea di accettare il lavoro e punto.

Adesso, varie ore dopo l’invio della mail incriminata, il sollievo é evaporato e sono -tanto per cambiare- in ansia e persuasa di aver commesso un enorme errore di valutazione che rimpiangerò amaramente quando finirò a vivere sotto ai ponti.

L’idea, adesso, é quella di godermi queste “ferie” leggendo, uscendo a fare sport, andando al mare, e controllare la mail una sola volta al giorno per vedere se l’azienda risponde.

Plausibilmente, tuttavia, finirò come una grottesca Bridget Jones che si deprime e e affoga nell’alcool in attesa di una chiamata o un messaggio.

Cheppalle però.