Ieri sera, verso le dieci, ho deciso di andare a letto. Mi faceva malissimo il collo e volevo stare coricata nella penombra a smanettare con il telefono. Ben presto mi sono addormentata, per poi finire in una spirale di sogni strani e confusi, cosa che mi accade spesso ultimamente. Verso le 4 del mattino ero sveglia, il cuscino era inzuppato di sudore ed io ero incapace di recuperare le redini del mio cervello. Pensavo a quelle che sono state le mie migliori amiche per anni, e che ormai non sento da secoli. Pensavo alle opportunità che ho avuto di costruire nuove amicizie e che ho gettato alle ortiche. Pensavo alle mille volte in cui mi sono sentita inadeguata e fuori luogo, incompetente e incapace. Il mio cervello si affannava per mettere in scena, una dopo l’altra, tutte le occasioni perse della mia vita, tutte quelle volte in cui sono stata incapace di prendere la decisione corretta, tutte le volte in cui ho commesso un errore. Tutti quei momenti in cui sentivo di aver toccato il fondo venivano riproposti davanti ai miei occhi, e non potevo evitarli, sebbene nella vita reale non faccia altro che cercare di fuggire da tutti i miei errori, di allontanare a pedate le persone ed i luoghi che mi ricordano la mia inadeguatezza.

Mi sento così profondamente umiliata quando faccio qualcosa di sbagliato, goffo o stupido, che la prima tentazione è quella di fare come una bambina sorpresa a fare qualcosa di sbagliato: negare l’evidenza, nascondermi. Sento che le persone che mi stanno attorno mi giudicano, mi vedono come un fallimento, e sebbene una parte di me sia convinta del fatto che quel giudizio così crudele, così definitivo, che vedo riflesso negli occhi altrui provenga in realtà da me stessa, non riesco comunque a convincermene del tutto.

Pretendo da me stessa di non sbagliare mai nulla, di non muovere mai un passo nella direzione sbagliata, ma invece di incoraggiarmi ad agire bene mi bastono senza sosta, critico ogni mio gesto e difficilmente sento di essere all’altezza delle mie aspettative.

È come se ci fosse una vocina dentro di me che non fa altro che criticarmi, che vedere il peggio di me. È una voce insistente, come una gocciolina che va a battere incessantemente da anni sulla stessa roccia, e poco a poco la deforma e la corrode. Basta che qualcuno da fuori si sommi a questa vocina ed il fragile castello di carte sul quale si basa la mia “autostima” crolla rovinosamente senza lasciare alcuna traccia.

Il blog, talvolta, mi è di aiuto. Quando riesco a prendere le distanze da me stessa e a rileggermi, trovo una persona abbastanza simpatica, non stupida, forse un po’ egocentrica e pessimista, ma di certo non quel mostro che continuo a ripetermi di essere.

Ad ogni modo, la negatività questa notte ha decisamente preso il volo, ed io mi sono ritrovata a singhiozzare come una disperata, affermando di essere un fallimento, di fare tutto male e di essere stanca. Il povero P. inizialmente ha creduto che avessi fatto un incubo, ma quando ha capito che stavo vivendo una specie di crisi esistenziale ha cercato di consolarmi in ogni modo, ripetendo che non devo essere così severa con me stessa, con l’incredulità di chi dal fuori vede un’immagine totalmente distinta di me.

Dopo aver pianto come una dannata per almeno mezzora mi sono nuovamente addormentata, e stamattina quello di stanotte sembrava uno strano sogno. Ho gli occhi ancora molto gonfi ma mi sento più leggera, come se insieme alle lacrime e ai singhiozzi avessi espulso anche una bella fetta di tensioni e preoccupazioni. Sento il bisogno di razionalizzare, di dare un senso a questa mia crisi esistenziale, prima di etichettarla come ennesima parentesi di pazzia da fase mestruale (che indubbiamente aiuta a fomentare le mie paranoie e ansie, ma si tratta pur sempre di paranoie ed ansie che sono sempre lì). Per la milionesima volta nella mia vita mi chiedo se non sia il caso di contattare uno psicologo (il mio di otto anni fa, che mi aiutò molto, o uno nuovo), di provare a fare meditazione (una mia amica la pratica da alcuni anni e afferma di sentirsi molto meglio) o di provare a partecipare a qualche attività in un centro buddhista della zona.

Vi capita mai di sentirvi così?