Non era sufficiente che tutti i turni di P. fossero stati cambiati a partire dall’anno nuovo, per cui a partire dall’1 di gennaio per vederci dovremo fare i salti mortali e trascorrerò più di un fine settimana in auto per oltre 300 km.
No.
Adesso si scopre anche che una persona che lavora con lui è stata a stretto, strettissimo contatto, con un positivo al Covid. E così si aspetta che a questa persona venga fatto il tampone, ma dato che le cose devono sempre raggiungere un livello ulteriore di complicazione, invece di farglielo ieri è stato rimandato a venerdì. E P., che dovrebbe tornare a casa proprio venerdì mattina, ora non sa che fare.
Perché se il tizio che lavora con lui dovesse essere positivo, allora dovrebbero fare il tampone pure a lui, e ci manca solo che sia positivo, che lo attacchi a me e che, a catena, finiscano in quarantena anche le mie colleghe e, già che ci siamo, mezza Spagna. Però. Però, è l’ultima settimana piena da passare insieme, l’ultima prima del cambio di orario del cazzo.
Ancora non sappiamo bene che fare, ma la cosa ancora più esilarante è che, qualora decidesse di rimanere lì in attesa del risultato del tampone del collega, qualora questi desse positivo, a prescindere dal risultato del tampone di P., dovrebbe stare in isolamento almeno 10 giorno.
Ecco, e indovinate quanto manca al Natale? Esatto! 9 giorni.
Meno male che a distrarmi ci pensa il lavoro… (pausa carica di aspettativa)… ah, già, il lavoro.
Ieri io e la collega abbiamo finito l’ultimo lavoro che dovevamo concludere. Un lavoro che, peraltro, abbiamo trascinato all’inverosimile giusto per non rimanere a mani vuote.
E meno male che per il momento continuiamo per metà della settimana a lavorare in smart-working, perché almeno a casa puoi spadellare, fare una lavatrice, pulire i pavimenti, franare sul divano e dichiarare a pieni polmoni “sticazzi!”
Ma domani e dopodomani attendono al varco 16 lunghe ore di ufficio. Un ufficio deserto, nel mezzo del nulla, al quale mai nessuno si reca ad eccezione di qualche gatto randagio che viene a elemosinare cibo. 16 ore da passare osservando il PC e lo schermo del cellulare, chiedendoti che cazzo ci stai a fare lì, sentendoti una merda perché a fine mese ricevi uno stipendio che sai che non ti sei meritata, ma del quale non puoi di certo fare a meno, soprattutto considerando che le offerte di lavoro su infojobs sono del calibro: LAVORO PART-TIME STIPENDIO 2000 EURO + COMMISSIONI.
Ceeeeerto, ci crediamo tutti. Non si tratta assolutamente di una truffa piramidale, come ti può venire in mente una cosa del genere?
Meno male che il capo non si palesa in ufficio dal 1992. Da una parte la mancanza di lavoro, di progetti e di motivazione si deve alla sua assenza, ma dall’altra è una persona orribile e deprecabile e, francamente, almeno in sua assenza posso leggermi un libro in formato PDF o farmi i cazzi miei senza dover pure “fingere” di lavorare.
Insomma, questo 2020 non ne vuole proprio sapere di mollare la presa ed essere un po’ meno infame. Ha deciso di farsi assegnare il nome di annus horribilis e ci sta riuscendo alla grandissima.
Tuttavia, qualcosa di buono, andando proprio a grattare la superficie, c’è.
Perché ieri, dopo una giornata noiosa e improduttiva, una amica mi ha scritto per venire a trovarmi a casa. Io mi sentivo triste, nervosa, leggermente scazzata, e la casa era un po’ sottosopra, ma le ho detto di sì, ho riordinato velocemente ed abbiamo parlato un sacco, ci siamo divertite, abbiamo riso, abbiamo pianto e ci siamo capite. E cazzo, mal comune mezzo gaudio è una enorme stronzata, non ci si deve rallegrare delle disgrazie altrui. Ma trovare qualcuno che ti capisce, che è passato per un problema che ti trovi ad affrontare tu, beh, fa sentire infinitamente meno soli.
Besos, Deli
I migliori auguri… per tutto!!!
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come va?
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Diciamo che va 🙂 tu come stai?
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