Finalmente venerdì! Non che i progetti per questo week end lungo siano sfolgoranti, dato che tra le altre cose è proibito uscire dalla regione e dal proprio comune, ma questa settimana è stata piuttosto pesantuccia, e l’idea di dichiararla chiusa non mi dispiace neanche un po’.
Il tracollo ha avuto inizio venerdì scorso, dopo una giornata lavorativa noiosissima e corredata di sorprese e carrambate non sempre piacevoli. Insomma, in pratica un tizio random si è presentato in ufficio (giuro, uno mai visto prima) e ci ha chiesto se avevamo “delle scrivanie libere” ed ha segnalato che a partire dalla settimana successiva avremmo avuto una nuova collega, una che in realtà lavora per altri, ma che avrebbe condiviso l’ufficio con noi.
“Il vostro capo non vi aveva informati?”
Mah, allora, contando che non ci ha neanche reso nota la scadenza del nostro contratto di lavoro (scoperta accidentalmente il giorno dopo la scadenza del suddetto), puoi ben capire che no, non ci ha informati neanche di questo.
Ovviamente la nuova collega è stata portata in ufficio per le presentazioni alle due e un quarto, che sembra che abbiano cronometrato il momento esatto in cui la collega ed io ci togliamo le mascherine ed estraiamo tupper colmi di verdure puzzolenti e teste d’aglio, giusto per dare buona impressione.
Al rientro a casa, con l’umore già sotto ai piedi, sono stata accolta da un P. incazzato nero e da un odore di candeggina e disinfettante sufficiente per stendere un elefante. A quanto pare, P., appena rientrato dalla trasferta di lavoro, aveva ricevuto la visita di un suo caro amico di infanzia, il quale purtroppo è entrato a far parte di una comunità di hippie-ecologisti ed è convinto che per sconfiggere il covid sia sufficiente ingerire probiotici e che l’uso della mascherina e delle misure igieniche sia inutile o addirittura pernicioso.
Quando P. si è reso conto di trovarsi davanti un negazionista che passeggia allegramente per il mondo senza mascherina, senza disinfettanti e partecipa ad eventi con hippie che non fanno la doccia dal ’92 era già troppo tardi: aveva toccato tutti i pensili della cucina, usato il microonde per scaldare il suo pranzo biologico, si era seduto sul sofà, aveva usato il bagno, ecc. Poco ci è mancato che si facesse anche una siesta nel nostro letto, già che c’era.
Così P. ha invitato cortesemente l’amico a uscire di casa e si è ritrovato a disinfettare la qualunque, dopo 14 ore consecutive senza dormire.
Tralasciando l’andamento di venerdì scorso, che per quanto tragico ha anche avuto risvolti comici, la vera crisi esistenziale è iniziata il sabato.
Di colpo mi ha colpito una consapevolezza tanto ovvia quanto dolorosa: non torno in Italia da Natale scorso e quest’anno, a Natale, col cazzo che riesco a tornare a casa. Sono entrata in una spirale di sentimenti dolorosissimi, un mix di nostalgia, tristezza, rassegnazione e addirittura un pelino di rabbia. Rabbia verso la situazione, ovviamente, che peraltro in queste settimane sembra peggiorare di momento in momento. Per quanto cerchi di ignorare le notizie queste arrivano sempre: un link inviato su whatsapp da una amica, le colleghe al lavoro che devono richiedere un permesso per venire in ufficio perché ormai non si può viaggiare da una regione all’altra. Ma arrabbiarsi con la situazione, si sa, non soddisfa, che intanto alla situazione che cazzo gliene fotte che sono incazzata? E poi non ha volto, è solo una fottuta congiuntura storica che ci è toccato vivere, e non è neanche delle più tragiche che siano esistite, se ci sforziamo che solo di dare un’occhiata al secolo scorso.
Parafrasando il buon Barbero: ma ci pensate ai disgraziati nati a inizio ‘900? Si son ciucciati due guerre mondiali, la pandemia della spagnola, la dittatura fascista, la crisi del ’29.
Insomma, son finita a far pensieri gretti e meschini, a colpevolizzare i miei per il mio viaggio mancato ad agosto, perché mia sorella e mio cognato sì li invitano a pranzo ogni 2×3 ma quando volevo tornare io in estate sembrava che arrivasse l’untrice, e solo a pensare queste cose mi sono sentita ancora più di merda. Quando poi mio padre mi ha telefonato, la domenica, come se avesse intuito quello che pensavo, dicendomi che se tutto va bene al mio compleanno ci vediamo (Febbraio) e parlando di un viaggio dei miei qui in Spagna come qualcosa che potrebbe accadere a breve, e non come una roba fantascientifica che probabilmente non avverrà fino al 2022 (e forse sono ancora ottimista) mi sono sentita ancora più triste e tapina.
Per farla breve, ho passato quasi tutti il weekend a piangere e a rimbambirmi con uno di quei giochini del telefono tipo candy crush in cui devi guadagnare punti per mettere a posto una casa in rovina. Per dire il livello di decadenza fisica e morale raggiunto.
Domenica, poi, mi sono trascinata fuori dal letto a seguito di un messaggio di Ali, la quale aveva avuto il litigio del secolo col fidanzato e aveva bisogno di uscire di casa. L’uscita mi ha fatto bene, anche se entrambe avevamo gli occhi come zampogne e l’umore sotto ai piedi.
Tuttavia il week end si è concluso con un litigio enorme con P., a causa del periodo di carestia sessuale che stiamo vivendo a causa mia. Perché se per lui il sesso serve a scaricare l’ansia, ad esorcizzare la tristezza e a conciliare il sonno, io quando sono in ansia, triste o stanca faccio molta fatica a tirare su le giarrettiere mentali. Inoltre, perché é giusto che io sia sincera, sebbene sappia che per lui è molto importante quell’aspetto della relazione, mi faccio sempre sopraffare dal resto dei problemi e finisco col “trascurare” quell’aspetto o col rimandarlo, facendo sempre affidamento sulla sua pazienza che, giustamente, di tanto in tanto si esaurisce.
Il litigio, comunque, si è “risolto”, almeno per il momento.
Ecco, dopo una settimana così, l’idea di un lungo weekend a casa da sola (P. è ripartito oggi) in cui ricaricare le pile e riordinare le idee non è affatto male.
Besos, Deli
Qui, a quanto pare, siamo tutti sulla stessa barca. Non saprei nemmeno cosa dirti, semmai servisse a qualcosa. Sto cominciando a perdere di lucidità.
Un abbraccio
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è un periodo nerissimo per l’umanità intera, anche qua in Italia la situazione precipita e sta diventando drammatica, bisogna solo sperare in meglio. Riguardo la tua situazione, comprendo come i problemi abbiano sopraffatto la voglia di amoreggiare col tuo boys, anche se talvolta qualche attimo di serenità e spensieratezza aiuta a tenere alla larga i pensieri neri di questo periodo. Riguardo il negazionista, sono proprio tipi come lui che contribuiscono a diffondere e tenere alto il numero dei contagi, e non sono pochi i tipi così che girano a destra e a sinistra…
Coraggio, buon wek end, un abbraccio, viaggia col mio blog.. 😉
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