Situation

Penultimo lunedì di lavoro prima delle ferie di agosto.

Al suono della sveglia mi è venuto male, sia metaforicamente che in senso più letterale, dato che ieri sera alle undici stavo ancora cenando (e mica una roba soft, bensì un bel paninazzo con omelette, maionese e pomodoro).

Sebbene questo contravvenga ad ogni logica, il caffè solubile sembra avermi rimesso in sesto lo stomaco, e mi trovo piantata davanti al portatile da qualche oretta. In questo lasso di tempo ho visto una puntata di una telenovela brasiliana, ho cercato case in vendita nella mia zona a prezzi accessibili ed ho aperto circa 50 volte il sito di Ryanair, sperando sempre nella comparsa di un qualche volo al costo di 10 euro che mi permetta di decollare dal tetto del mio edificio e di atterrare direttamente nel giardino dei miei.

Questa scarsa produttività mi fa sentire parecchio in colpa, anche se non è qualcosa di totalmente inedito. Gli anni scorsi, quando non c’erano pandemie in corso e altre amenità, ricordo che nel mese di luglio la mia collega ed io facevamo uno sforzo disumano per concentrarci. Con la scusa dell’orario estivo, col quale si esce presto (ma non a sufficienza per mangiare prima delle 4), passavamo buona parte della mattinata in caffetteria, o sedute su qualche panchina a mangiare un panino con tonno, pomodoro e maionese.

Anyway.

Questo fine settimana non è stato affatto male. Il sabato sia io che P. eravamo in modalità zombie. Lui perché aveva fatto tutta la settimana il turno di notte, ed è tornato a casa direttamente una volta uscito dal lavoro senza prima dormire. Io invece lo ero perché continua a fare un caldo asfissiante, e ci sono certe notti in cui faccio davvero fatica a prendere sonno (urge l’acquisto di un ventilatore per il soffitto e silenzioso).

Ciononostante abbiamo pulito casa, io ho riordinato il suo armadio, ci siamo riposati e poi, sul tardi, sono uscita a prendere un caffè al bar con Ali. Ieri invece siamo andati al mare a passare il pomeriggio. L’acqua era limpida e fresca, c’era un bel sole e sono riuscita a portare avanti la lettura de “L’Isola di Arturo”. Mi piacerebbe leggere un po’ di più in settimana, ma alla fine vengo sempre sopraffatta dalla pigrizia e da Netflix. Tuttavia, non mi dispiace affatto poter associare sempre questo libro al suono delle onde e all’odore di salsedine.

Una volta rientrati dal mare siamo andati a trovare sua mamma. Come sempre siamo stati in terrazza, seduti ciascuno a due metri di distanza l’uno dall’altro e con la mascherina indosso. Verso le otto e mezza abbiamo deciso di tornare a casa perché P. iniziava ad essere affamato. Poiché il sabato eravamo stati troppo pigri per andare al supermercato, la mamma di P. ci ha lasciato del pane congelato e 4 uova per fare un bel panino con l’omelette.

Una volta arrivati a casa abbiamo scoperto di aver dimenticato l’aria condizionata accesa tutto il pomeriggio. I cani non hanno di certo sofferto il caldo, ieri , ma la casa era quasi completamente allagata, dato che lo scarico del condizionatore è dentro casa e la caraffa di plastica che usiamo per l’acqua di scarico era strabordata.

P. ha dunque portato giù i cani, e nel frattempo io ho rimosso l’acqua dal pavimento ed ho pulito il pavimento di tutta la casa col detersivo. Dopodiché ho messo il pane in forno a scongelarsi, ho messo in lavatrice gli asciugamani usati in spiaggia, ho pulito il bagno e infine mi sono fatta una doccia fresca. Finita la doccia, mentre si lavava P., ho preparato i due panini, il che spiega per quale motivo la cena è avvenuta in un orario così improbabile.

In questo momento mi trovo al tavolino del salotto affiancata dalla tazza vuota di caffè e pondero seriamente l’opzione di prepararmene un’altra. P. è apparso in salotto circa 20 minuti fa con un aspetto spettrale e dei pantaloncini molto rilevatori, e credo sia franato nuovamente a letto poco dopo. In teoria stamattina doveva fare di tutto e di più: gestioni burocratiche, acquisti, telefonate. Forse è il caso che lo obblighi a svegliarsi.

Il gatto sta mollemente addormentato ai piedi del letto, piccolo principino della casa, unico animale al quale è concesso di accedere alla camera da letto. I cani, nel frattempo, dormono sul divano. I piatti usati per cucinare la cena di ieri giacciono nel lavello. Il pavimento lavato ieri sera è coperto di briciole di croccantini. Questa cosa accade quotidianamente da quando P. ha acquistato dei croccantini in offerta che sembrano avere non solo le dimensioni ma anche la consistenza dei mattoni. Ogni volta che il cane ne addenta uno escono le scintille manco stesse masticando le pietre.

Come accennato prima, continuo a tormentarmi circa un mio possibile rientro in Italia ad agosto. Avevo ormai scartato l’idea vedendo che mio padre sembrava essere molto spaventato all’idea. Tuttavia, l’altro giorno ho parlato nuovamente con i miei e ora mio padre sembra remare in direzione opposta; non so se ci sia dietro lo zampino di mia mamma o meno ma, ad ogni modo, mi trovo nuovamente a dubitare sul da farsi.

I voli ormai li so a memoria. Solita tratta di sempre, prezzi relativamente accettabili (circa 100 euro tra andata e ritorno, non tantissimo tutto sommato) e quei lestofanti di Ryanair assicurano anche di consentire la modifica dei voli senza il pagamento di nessuna penale, data la situazione.

Risulta comunque difficile fidarsi, dato che il buono che mi hanno dato invece di rimborsarmi il volo cancellato a Pasqua non mi permettono di usarlo, e questo perché il nome del passeggero è quello di P. (occhei, stronzimaledetti, ma il fatto che il mio nome sia quello del titolare della carta di credito pagante alla quale – peraltro – vi negate di restituire i soldi, non mi da diritto ad usare il buono per viaggiare io?).

Insomma, per farla breve, passo ore a scegliere le opzioni di volo, ripetendomi che almeno il volo a quel punto è assicurato e non rischio di trovarmi a spendere 500 euro per un volo acquistato all’ultimo minuto. E alla peggio se finiamo di nuovo tutti in quarantena (e qui in Spagna l’opzione non è tanto remota) ci rimetto 100 euro. Gira il cazzo, ma in questi tempi di incertezza non vedo molte altre opzioni. Quando poi mi trovo davanti il tasto ‘acquista’, però, il mio cervello va in cortocircuito. Di colpo mi trovo a consultare Google Maps, oscillando tra l’ottimismo ingiustificato (“potrei tranquillamente fare un viaggio in auto di 15 ore, che sarà mai?”) e il pessimismo leopardiano (“Come minimo mi si guasta la macchina in un qualche villaggio francese sperduto nel nulla”), oppure finisco a ricercare hotel e auto a noleggio nella mia regione e, una volta tirate le somme, constato che una vacanza di 1 settimana in un luogo ridente quanto Agrate Brianza mi costerebbe quanto 3 settimane in un hotel 5 stelle in qualche magica isola dell’Oceano Indiano.

Alla fine, insomma, torno sempre al punto di partenza: indecisione e nulla di fatto. Presa dalla smania di trovare risposte ai miei dubbi esistenziali, ho chiesto appuntamento per domani col medico di famiglia per informarmi circa la possibilità di fare la prova del coronavirus prima di partire (quella che dovrebbe identificare possibili anticorpi). Mi pare di aver capito che è possibile farla con la ricetta del medico, seppure la si debba pagare (30 euro).

Dubito molto che tale test possa fugare del tutto i miei dubbi, salvo che mi dicano che sono immune al 100%, e non credo proprio che la prova in questione dia risultati così concludenti. Oltretutto, io ho avuto sintomi influenzali a inizio febbraio, ben prima che il virus (teoricamente) approdasse nella Penisola Iberica. Per carità, di sicuro circolava già da prima, ma a quanto ne so l’immunità dal virus una volta contratta la malattia non dura più che una manciata di mesi. Esiste la possibilità che abbia avuto il virus in un altro momento dell’anno senza presentare i sintomi, forse, ma anche in questo caso, ho sentito dire che gli asintomatici sviluppano meno anticorpi, giacché il corpo non reagisce violentemente al virus. Insomma, come vedete e come saprete, si sente e si dice di tutto e di più, e io francamente non ci capisco più una sega, per dirlo con eleganza e finezza.

Besos, Deli

4 pensieri riguardo “Situation

  1. per fortuna avete il condizionatore in casa, qua per ora non è caldo come gli anni scorsi, sta di fatto che comunque io ogni wek end vado in montagna a cercare un po’ di fresco, come puoi ben vedere dal mio blog… 😉
    Coraggio, le ferie si avvicinano, vedi tu cosa decidere, ho sentito che lì in Spagna i casi stanno crescendo di nuovo, qua tutto sommato è un periodo tranquillo….

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    1. Diciamo che qui per le case disporre dell’aria condizionata è un requisito fondamentale. Non avercela sarebbe un po’ come vivere in Val Padana e non avere il riscaldamento in casa 😀 Avrei molta voglia anche io di fare una scappata in montagna, chissà che non mi organizzi un qualche fine settimana di questi!

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