Apatia

Da alcuni giorni mi sembra di galleggiare in una bolla. Le ore passate davanti al PC per lavoro sembrano infinite, così come sono infinite le pagine web da spulciare per fare passare mezzora, o le sigarette fumate sul divano per simulare quella che pre-covid era la pausa caffè con la collega.

Nonostante le infinite ore passate semplicemente saltando da Instagram a Facebook, o vedendo un episodio di una serie dopo l’altro, o semplicemente fissando le pareti di casa, per qualche motivo continuo ad avere improbabili ed intempestivi momenti di produttività, per cui dopo ore seduta al tavolino del salotto tentando di lavorare, mi ritrovo nella pausa pranzo (concetto quasi assurdo di questi tempi, dato che pranzo e lavoro hanno luogo nella medesima stanza) a pulire i pavimenti o a spolverare i mobili, attività prontamente evitate nel corso del fine settimana.

Verso sera mi sento colpevole per quelle ore di lavoro perse, in particolare per gli ultimi due pomeriggi in cui alle sei, arresami al tedio e a qualche dolore fastidioso al collo, mi sono gettata sul divano lasciando il PC acceso, per essere connessa e presente seppur fossi assente.

Ogni sera mi riprometto di recuperare il giorno successivo, di alzarmi presto e di lavorare con concentrazione. Tuttavia all’una di notte generalmente sono ancora sul divano a consumarmi gli occhi davanti alla tv, o eventualmente stesa a letto incapace di trovare una postura che mi risulti comoda. Ieri sera all’una ero giù al parco con il cane, sia io che lei guardinghe, spaventate dai pochi passanti che erano in giro a quell’ora per il quartiere.

L’idea di uscire di casa per fare una lunga camminata e stancarmi mi ha sfiorata solo ieri, ma è stata prontamente accantonata. Volevo parlare con qualcuno, forse, sedermi al tavolo di un bar, liberarmi del mio patetico tabagismo domestico e giocare al ruolo della fumatrice sociale, che tra una sigaretta e l’altra si sfoga con una amica. Tuttavia Ali non era disponibile, ieri, e delle mie amiche qui è l’unica con cui ho sufficiente confidenza per uscire quando l’umore non è dei migliori, i capelli sono unti ed indosso i pantaloncini del mio fidanzato facendo sfoggio della ricrescita di peli sul polpaccio.

Non saprei dire da cosa derivi questo strano stato d’animo. Non sono arrabbiata, non sono particolarmente triste o preoccupata (o almeno, non lo sono coscientemente). Forse ho solo passato un po’ troppo tempo da sola, contando che da sabato non sono più uscita con nessuno e P. non è a casa.

Ieri mi sono presa un enorme spavento perché ho portato il cane di P. al parco per fare i bisogni ed ha iniziato a zoppicare così tanto che si rifiutava quasi di camminare. Non so se l’avevo menzionato qui, ma l’ha lasciato qua a casa perché è zoppo, e quando venerdì P. è partito per lavoro il cane si stava recuperando dall’anestesia per farle la radiografia.

Oggi sono stata di nuovo dal veterinario, ma non pare aver ben chiaro cosa succede al cane, e la medicina che gli sto dando, sebbene stia riducendo una infiammazione muscolare che pare abbia a una coscia, non sembra funzionare granché, dato che il cane continua a manifestare dolore. La sorella di P., con molta gentilezza, si è offerta di venire ad aiutarmi col cane. Le ho detto che non ce n’è bisogno (del resto, se il cane rimane piantato per strada, contando che è enorme, né io né lei potremmo mai sollevarlo di peso), ma ha insistito, quindi è molto probabile che questo pomeriggio riceva una visita di mia cognata (con cui non ho assolutamente nulla in comune) e di suo figlio, un bambino di un anno e mezzo. Chi mi legge da sempre sa che i bambini mi atterriscono, non so giocarci, non mi diverte farlo e mi innervosisce svolgere qualsiasi attività ascoltando di fondo canzoncine infantili riprodotte senza interruzioni da un cellulare.

Tuttavia, questa offerta della sorella di P. mi ha permesso di liberarmi dall’invito al compleanno del fidanzato di Ali, che si svolgerà nel loro mini appartamento… indovinate con chi? Con una coppia con un bambino al seguito. Oltretutto il il padre del suddetto bambino è un nerd con un senso of humor che alcuni definirebbero britannico, ma io definisco direttamente del cazzo. Per carità, una bravissima persona, ma quando si mette a parlare col il ragazzo di Ali (un altro nerd estremo) di videogiochi, film mai visti e mai sentiti (almeno da me) o comici che erano famosi in Spagna quando io ero in fasce, a me viene una tale quantità di latte alle ginocchia che potrei imbottigliarlo.

Insomma, mi sento un po’ sola, ma allo stesso tempo, da brava stronzona che si lamenta di tutto, sarei quasi contenta di rimanere un altro po’ nella mia bolla. Magari la sorella di P., da brava spagnola che organizza incontri senza concretare un orario ubicandoli in un ipotetico futuro, alla fine non si presenta. Divano, pacchetto di patatine fritte e abbrutimento. E magari vado a letto a un’ora decente e domani riesco persino ad essere più produttiva e meno negativa.

Besos, Deli

4 pensieri riguardo “Apatia

  1. certo il lavoro da casa ha i suoi vantaggi, ma alla lunga può stancare, il fatto di non vedere mai nessuno non è proprio un toccasana per chi non ha un umore al 100%. Riguardo il cane, mi sembra strano che il veterinario non abbia ben compreso il problema, speriamo bene, se no per te diventa un calvario portarlo fuori.
    Coraggio dai, oggi è già giovedì, magari nel wek end ti fai qualche giro in più…

    "Mi piace"

    1. Sí, l’isolamento non è il massimo, ma lo preferisco comunque al lavoro presenziale se devo essere sincera! Non è così strano che il veterinario non abbia capito cos’ha il cane. Gli animali possono soffrire di tantissime malattie, molto delle quali hanno sintomi simili. Se aggiungiamo il fatto che il paziente non può comunicare e dire come si sente, è normale che sia complicato arrivare a una diagnosi!

      "Mi piace"

Lascia un commento