Tanto per

Ho aperto questo blog un secolo fa, quando iobloggo e rimasto in down per vari mesi. Poi, quando è apparso nuovamente, l’ho abbandonato a sé stesso. Iobloggo è inaffidabile, è nuovamente in down e inizio a dubitare che venga ripristinato prima o poi, e ormai ci scrivevano in 4 gatti. True, Zafira86, Videl90 sono tra i pochi che scrivevano regolarmente negli ultimi tempi. Tuttavia, di tanto in tanto ricevevo un commento da Di, o da paroleavanvera, e spesso tornavo a leggere il blog, ormai abbandonato, di BlackTea. Ricordo spesso MrsRobinson, e Kiro, ormai spariti dalla piattaforma.

Insomma, sono una nostalgica, e mi piaceva rimanere lì, rileggermi i vecchi post e i vecchi commenti, leggere ogni giorno i nuovi post dei pochi superstiti.

Tuttavia, quel che è certo è che senza scrivere non so starci, ergo non mi resta che rispolverare questo angolino e gettare le mie parole nel nulla cosmico di WordPress, una piattaforma sicuramente di gran lunga più figa, ma in cui non so muovermi per niente.

Quindi facciamo finta che non vi manchino le tremila pagine precedenti del mio diario e raccontiamo le novità delle ultime settimane.

Qui in Spagna (sì, vivo in Spagna), la situazione per il coronavirus si è aggravata piuttosto rapidamente, e così da lunedì sto lavorando da casa. È un grande privilegio, perché mi aiuta a distrarmi e dimenticare per un po’ la situazione assurda in cui ci troviamo.

Fino a qualche settimana fa mi preoccupava che cancellassero i miei voli per le ferie di Pasqua, e di colpo mi trovo a temere per la salute dei miei cari, e mi rendo conto che potrebbe passare davvero tanto tempo prima di poter andare a vederli, o che vengano loro qui da me.

Siamo – sono – talmente abituata all’idea di poter salire in aereo come se fosse un autobus e arrivare a Milano in un baleno (sebbene ogni viaggio in aereo mi faccia sentire una donna d’affari in carriera, ma questo è un retaggio della mia mentalità provincialotta), che inizialmente l’idea di non poter tornare in Italia a mio piacimento, o addirittura di poter rimanere bloccata in Spagna, mi provocava claustrofobia.

Poi ho capito, faticosamente e dolorosamente, che i problemi sono ben altri. È difficile, a volte, mettere da parte l’ottimismo per fare posto alla realtà, per smettere di proteggerci.

Così come è difficile mettere a tacere la paura cieca, il terrore che mi ha assalita quando ho saputo che il padre della mia amica era mancato. E lei era sola, in quarantena, senza poter andare a vederlo o a salutarlo. Totalmente sola.

Faccio ancora fatica a rendermi conto di quello che sta accadendo, e forse anche per quello desideravo ancora di più di poter sfogare questa trafila di parole senza senso su un foglio bianco.

Attualmente sono a casa da sola. O meglio, con il gatto e i due cani. P. è partito ieri per andare al lavoro, ma l’hanno messo in mutua/quarantena perché ha il raffreddore. Dovrà rimanere una settimana chiuso in casa là, e poi il medico gli dirà se può rientrare al lavoro o meno. Poiché non ha la febbre non gli faranno il tampone, il che è una fregatura, perché se potessero scartare la presenza del virus a)staremmo tutti più tranquilli b)potrebbe rientrare al lavoro.

Oggi non sono troppo felice con me stessa. Ho stupidamente raccontato ai miei del raffreddore di P. e ora sono in apprensione per me. Avrei dovuto saperlo, ma, a quanto pare, sono una cogliona che non sa tenersi un cecio in bocca.

É stata un’idea mia anche che P. chiamasse il medico, quindi ora a causa mia è in quarantena a 300 km da casa senza poter andare al lavoro.

Insomma, se ieri era la festa del papà, oggi è la festa della colpevolezza.

Detto questo, cercherò di usare comunque la giornata per fare qualcosa di utile:

1- leggere un libro

2- fare un disegno

3- fare sport in casa

4- mangiare sano

5- vedere cosa riesco a ricavare da un misterioso file trovato in un pendrive che potrebbe contenere il mio vecchio blog, qualora iobloggo dovesse sparire definitivamente.

Besos, Deli

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