Capodanno

Non sono stata capace di andare a casa della mia amica con altre persone che non conosco, anche se è stata carina a invitarmi.

Non esco con nessuno da un paio di giorni; ieri pomeriggio ho fatto mezz’ora d’auto per vedere E., ma quando sono arrivata lei aveva il cellulare scarico, così non ci siamo trovate, sebbene abbia provato a chiamarla cento volte.

Sono rimontata in macchina sentendomi triste, una sensazione che mi accompagna da tutta la vacanza, non mi smolla. È sempre la solita storia. Quando sono in Spagna mi lamento del lavoro, mi sento inadeguata, cerco di evitare le uscite e sento sempre di stare un passo indietro. Convivo con la sensazione costante che ci sia qualcosa che non va, in me. Però ho Pe, che rende meno tristi e patetiche le serate vedendo la TV, che mi ascolta, mi parla e sta con me così com’è e mi prende così come sono. Mai, nemmeno una volta mi ha fatto pensare di volermi diversa da come sono, esteticamente o in qualsiasi altro senso, ed io sono una insicura cronica, quindi non è poco.

Poi c’è Ali, per le chiacchierate al bar, le passeggiate, i caffè notturni, le serie TV che ormai sappiamo a memoria.

In Spagna c’è una vita che è tutt’altro che piena, con lunghi week end privi di impegni, mesi senza cenare fuori, senza andare al cinema.

In Italia, però, il vuoto è ancora più fagocitante. Nessuna amica che vive a 10 metri da casa, disposta ad uscire proprio nella frangia oraria in cui la mia sociopatia si mette a tacere per mezz’ora. Nessun lavoro. Nessun fidanzato con cui vedere un film o fare una passeggiata.

In Italia torno ad essere quella che ero a 15 anni: una ragazzina un po’ sfigata, senza amici, senza un fidanzato, bisognosa d’affetto, schiava del giudizio di mamma e papà, che mi vedono triste e sola e provano un mix di tristezza, delusione, forse persino vergogna. A chi piace avere un perdente in famiglia?

Ecco i miei sfavillanti pensieri in vacanza, nelle poche settimane all’anno che passo con i miei, e che io sento il dovere di passare al meglio, giacché sono una figlia degenere che se n’è andata all’estero abbandonando tutti.

Mi rileggo, e mi rendo conto di dire una marea di stronzate e di aver bisogno di qualcuno che mi aiuti a sciogliere questi nodi che instancabilmente intreccio nella mia testa, uno a uno, fino a liberarmene, ci volessero anche anni a farlo.

E infatti mica per niente ogni volta che torno in Italia mi riprometto di riprendere la terapia dallo psicologo.

Quante ferie dovrò amareggiarmi per decidermi a farlo davvero?

D’accettano scommesse.

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