Inadeguata

Poi mi rendo conto che a casa mia, o almeno in quella che ho chiamato casa per 26 anni, non ci sto bene. Mi sento inascoltata dalle uniche persone che mi vogliono e mi vorranno sempre bene, non fosse altro perché hanno il mio stesso corredo genetico.

Eppure ho la sensazione di non esistere, di non essere nulla più che figlia, sorella, cognata. Non sono Delilah, una persona fatta e (quasi) finita, con idee, una vita da adulta cazzo, da fottuta adulta, con dei sentimenti. Io sto lì, a uno e consumo degli altri, riempire la casellina, la sedia che rimane vuota quando sono lontana, anche se poi quando sono vicina e la sedia è occupata nessuno sembra essere interessato a me o alle mie parole.

Le mie “amiche” non hanno nulla da dirmi o da chiedermi ne voglia di vedermi.

Al lavoro mi sento sempre (o quasi) l’ultima ruota del carro, quella che non è simpatica, non si sa integrare. La maledetta goccia d’olio nella bottiglia d’acqua.

E allora mi chiedo: se non mi incastro mai da nessuna parte, non sarò forse io il pezzo difettoso del puzzle?

O forse, facendo un po’ di psicologia spicciola, ho un bel po’di traumi e paturnie legati alla mia relazione con la mia famiglia che condiziona tutte le mie relazioni interpersonali e che si esaspera quando torno qui, seppur per poco?

Questo ragionamento sembra filare liscio come l’olio, ma il mio cervello non è al 100% ora, e la psicologia spicciola diciamolo, non è che sia il massimo della tua vita.

Forse un bell’investimento da uno psicologo non sarebbe malaccio, dato che me lo riprometto ogni volta che torno a casa e puntualmente lo accantono al ritorno,per poi riprodurre questo delizioso circolo vizioso.

Lascia un commento