Livelli di scazzo preoccupanti

Nonostante i miei quotidiani sforzi per cercare di mantenere un minimo di sanità mentale e di equilibrio, l’ambiente lavorativo nel quale mi trovo sta riuscendo – sempre più spesso- a farmi incazzare e a far sì che nella mia testa risuoni, in loop, il video musicale con Barbero che parla di Monsieur Guillotin definendolo come un benefattore.

I fattori scatenanti di questo costante quadrettamento di balle sono i seguenti:

  • Spesso e volentieri la collega ed io non abbiamo alcun lavoro da fare e trascorriamo le ore mestamente osservando lo schermo del PC con sguardo vitreo.
  • Quando, finalmente, riceviamo un lavoro, spesso va consegnato entro 40 secondi, per cui dopo ore trascorse limandosi calli e duroni dei piedi tocca fare le cose velocemente e di merda e tornare al consueto tedio.
  • Da alcuni mesi, persone random mai viste e mai sentite prima condividono con noi l’ufficio e spostano mobili, si siedono alle scrivanie altrui, ecc., per cui ogni giorno che tocca andare in ufficio si teme qualche sorpresa: hanno messo un cactus sulla mia sedia e mi ci devo sedere sopra? Un nuovo collega ha installato una sputacchiera accanto al mio tavolo? Si accettano scommesse!
  • Il capo è una creatura evanescente ed ultraterrena che non vediamo da 1994; diciamo la verità, questa cosa equivale, in parte, all’aver vinto la lotteria, dato che costui è stato soprannominato “Il Gambero” per l’abilità quasi paranormale che possiede di entrare in una stanza di schiena ed uscirne sempre di schiena, senza salutare nessuno. Tuttavia, la sua assenza ci ha lasciate senza una chiara occupazione ed ora siamo alla mercé di gente sconosciuta.
  • È possibile che oltre a Mr. Sputacchiera e a Mr. Mascherina Basculante ora ci tocchi anche dividere gli spazi con un Membro dell’Inquisizione Spagnola.

Ecco. Nonostante il costante training autogeno al quale io e le colleghe ci sottoponiamo costantemente (“Pensa a chi sta in cassa integrazione! Pensa al fatto che abbiamo un buono stipendio! Pensa alle ferie!”), di tanto in tanto rimpiango persino i tempi in cui stavo al call center, e anche se ricevevo palate di merda a scadenze regolari dai clienti, stavo comunque in una impresa conscia del fatto di trovarsi nel XXI secolo e non in un villaggio feudale, in cui il capo faceva i propri interessi e non i tuoi, come è logico, ma almeno esisteva l’ufficio di Risorse Umane, esisteva la consapevolezza del fatto che sebbene per te il dipendente sia un numero, devi comunque sforzarti di trattarlo come una persona, fornirgli spiegazioni, dargli dei feedback.

Tuttavia, sfoghi a parte (e credetemi, mi sono sfogata parecchio tra ieri e oggi), al momento sto percependo un buono stipendio, e non so con certezza che mansioni mi verranno date o se verrò licenziata o non mi rinnoveranno il contratto. Non lo so e non posso saperlo, ma so che mi spettano quasi due mese di ferie prima della scadenza del contratto e che non torno a casa mia da un anno, quindi di rinunciare a questo benefit e di rischiare di trovarmi con un giorno e mezzo di ferie qualora sto cazzo di virus dovesse lasciarci in pace prima dell’estate non se ne parla affatto.

Certo, so anche che continueranno a trattarmi come una merda, che non terranno la mia opinione in considerazione e che mai e poi mai mi verrà concessa l’opportunità di esprimerne una (e forse è un bene, perché lì dentro il fatto stesso di avere un’opinione è sintomo di ribellione), ma mi comunicano dal dietro alle quinte che esiste una sottile strategia per evitare di farsi venire un’ulcera per questo: BATTERSENE IL BELINO.

Ecco, questa è la mia exit strategy: battermene il belino come se non ci fosse un domani.

Sembra facile. Ovviamente non lo è affatto. È molto più semplice a dirsi che a farsi, ma dopo aver esaminato il problema da sola e con altre 4 persone, concordiamo tutte sul fatto che sia la decisione più saggia, quindi ¡adelante!

Besos, Deli

6 pensieri riguardo “Livelli di scazzo preoccupanti

  1. Battersene il belino è sempre la migliore filosofia di vita (un cugino di mio babbo, per zittire la gente foriera di rotture di palle, usava dire “senti, mi porto il belino già menato da casa”). Comunque è la stessa cosa da queste parti, calma piatta e milioni di cose da fare all’improvviso. E attacchi di sindrome di Stoccolma per i momenti in cui si stava peggio. E devo lavorare con gente che vive in un mondo di nuvolette di zucchero filato e ottimismo, dove la pandemia non esiste ed è tutto bello e sbrilluccicoso. Facilissimi da gestire.

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  2. “C’e’ chi sta peggio” e’ il mantra dell’ultimo anno. E’ sorprendente quanto non aiuti a stare meglio e, anzi a me ,per esempio, fa venire un angoscia pazzesca.
    No, ma volevo scrivere un commento di sostegno…

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